romanzo

di Alison Espach, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2024


LA STORIA

Phoebe parte dalla sua casa di St.Louis dove abita sola dopo che il marito l’ha lasciata per andare a vivere con la sua migliore amica e arriva a Newport, Rhode Island, dove ha prenotato una camera a Cornwall Inn, un elegante albergo vittoriano. Era lì che lei e il marito avevano programmato di passare le vacanze, prima che lui la lasciasse.  Non porta con sé bagagli, ha solo ciò che indossa, un raffinato vestito verde, un paio di scarpe col tacco, una collana di perle e delle pillole antidolorifiche del gatto nella borsetta. Non le serve altro, poiché non ha programmato un lungo soggiorno. Infatti ha intenzione di suicidarsi, molto probabilmente la sera stessa. In assenza di sonniferi userà le pillole del felino. Il fallimento di poter diventare madre prima, il tradimento e l’abbandono da parte del marito  poi l’hanno portata a questa decisione, dal momento che  la sua vita le appare priva di senso.

Phoebe però non è l’unica ospite di Cornwall Inn. L’albergo anzi è affollato, sono tutti parenti e amici di una coppia di futuri sposi, Lila e Gary, che da lì a una settimana  convoleranno a nozze. Lila ha organizzato un’intera settimana di festeggiamenti prima del matrimonio, ogni giorno un’attività diversa. Phoebe viene scambiata per un’invitata e, pur chiarendo con Lila fin dall’inizio  l’intenzione che l’ha portata a Newport , si lascia però convincere da lei a stare al gioco e a rimandare i suoi propositi suicidi.

Gli avvenimenti della settimana opereranno su Phoebe un cambiamento radicale che la renderanno più fiduciosa, più forte e pronta a buttarsi nella vita per inseguire ciò che veramente vuole.


DAL TESTO

Phoebe scende dal taxi. Un uomo in divisa bordeaux si avvicina per prenderle il bagaglio con tale zelo che sembra una scena coreografata. Le dà la certezza di stare facendo la cosa giusta.

“Buonasera”  dice l’uomo. “Benvenuta al Cornwall Inn. Posso prendere le sue valigie?”

“Non ho valigie” risponde Phoebe.

E’ partita da St.Louis con la sensazione che fosse molto importante lasciarsi tutto alle spalle – il marito, la casa, i bagagli. Era tempo di andare avanti, e ne era sicura perché era così che avevano concordato tutti l’anno precedente, al termine dell’udienza di divorzio.

[…]

In qualche modo, tutto a casa sembrava troppo buio, e solo ora che è qui Phoebe può guardarsi indietro e vedere esattamente quanto buio. Prima, il buio sembrava la vita. Phoebe lo conosceva troppo bene proprio come conosceva troppo bene casa sua. Poteva andare in bagno nel cuore della notte senza problemi – conosceva le maniglie di tutte le porte, percepiva le pareti della casa come le pareti del suo stesso corpo. Essere rinchiusa in casa significava essere rinchiusa dentro di sé, dentro tutte le scelte che aveva fatto nel corso degli anni.

[…]

Lila va verso la porta, ma guarda Phoebe come se stesse per lasciare un divano triste a un rigattiere.

“Facciamo così” dice. “Adesso ti mangi la tua colazione patriottica e poi ci raggiungi nella hall. Salpiamo alle due”.

“Perché dovrei venire in barca con voi ?”

“Perché voglio che tu venga”.

“E perché dovresti volere una sconosciuta depressa a bordo della tua barca a vela?”

“Sinceramente non sembri poi tanto depressa” osserva Lila. “E il capitano ha detto che per rimanere in equilibrio la barca ha bisogno di un certo numero di passeggeri. E a quanto pare la maggior parte degli invitati ha troppi postumi da ieri sera per salire in barca. E se tu non vieni, dovrò chiederlo a mia madre. Quindi non azzardarti a dirmi che hai da fare, perché so benissimo che avevi in programma di essere morta, in questo momento”.

[…]

No, Phoebe non sarà mai una madre. Phoebe non saprà mai cosa significa creare una vita dentro di sé. Ma ci sono altri modi di creare. Altre maniere di amare. Altre ragioni per vivere.

“Lila, ogni giorno di questa settimana mi hai dato un motivo per alzarmi dal letto, mettere un bel vestito ed essere parte di qualcosa. Te ne sarò grata per sempre”.


ALCUNE RIFLESSIONI

Leggendo i capitoli iniziali del romanzo è facile che la mente corra in un primo momento ai numerosi film brillanti americani incentrati sul matrimonio come evento sociale con tutti gli annessi e connessi, a partire dai genitori in fibrillazione della sposa  fino alla prova dell’abito nuziale e allo stuolo adorante  delle damigelle d’onore. In realtà ci sono almeno due differenze sostanziali. La prima, la più eglatante, verrà scoperta dal lettore nelle ultime pagine del libro. La seconda consiste  nel fatto che il romanzo non vuole essere soltanto una storia amabile di piacevole fruizione, ma convoglia un suo messaggio che viene alla luce attraverso l’interazione dei vari personaggi: non bisogna aspettare che un altro ci salvi, bisogna salvarci da soli, prendersi cura di noi stessi perché nessun altro lo potrà fare altrettanto bene. Phoebe diventa consapevole gradualmente nella settimana che passa a Cornwall Inn che negli anni del suo matrimonio non ha mai dato voce ai propri sentimenti, non ha mai tenuto conto  delle proprie esigenze per non scontentare il marito. Lila è molto simile a Phoebe, come lei non esterna i suoi desideri per il timore di scontentare le persone, come del resto ha fatto per tutta la vita anche sua madre, Patricia, la quale ha sempre agito secondo ciò che volevano gli altri, senza riuscire ad esprimere il proprio io (la sua decisione di posare nuda per un amico pittore in tarda età è un atto di fiera rivalsa e di affermazione di sé).

Questo stato di insoddisfazione, di infelicità latente tocca anche i personaggi maschili che tendono a voler rendere felici gli altri rinunciando alle proprie esigenze.  Gary entra in una galleria d’arte  solo per compiacere il suo amico Jim, anche se non ne avrebbe voglia  perché si sente triste e depresso, mentre Jim, già da tempo innamorato di Lila, rinuncia a corteggiarla per non tradire Gary. Phoebe viene a contatto con tutte queste situazioni e confrontandole con la propria esperienza capisce che bisogna avere il coraggio di vivere la propria vita, di cambiarla se c’è qualcosa che non va, di stare in pedi da soli. Così, nell’arco di sette giorni, avviene il miracolo : nell’inaspettata, incredibile situazione che sta vivendo Phoebe si lascia coinvolgere dagli eventi e a poco a poco esce dalla sua stanza buia e ritorna alla luce. Phoebe si salva ma salva indirettamente anche Lila che prende coscienza di quello che vuole fare del proprio destino.

Il romanzo risulta piacevole e divertente, la narrazione ha un ritmo serrato soprattutto nei numerosi dialoghi spesso pervasi da un umorismo sottile, cerebrale in puro stile Woody Allen.


L’AUTRICE

Alison Espach ( 1984)  è una scrittrice americana di fama internazionale. Ha pubblicato il suo romanzo di esordio The Adults nel 2011, seguito da Notes on Your Sudden Disappearance  nel 2022, vincitore di premi e accolto con grande favore dalla critica. The Wedding People, pubblicato nel 2023, è stato inserito dal New York Times nella Top Ten dei migliori romanzi dell’anno. La Espach è anche autrice di numerosi racconti e saggi pubblicati su importanti riviste.