UNA COLAZIONE IN SETTEMBRE

UNA COLAZIONE IN SETTEMBRE

in: IL CARNEVALE DI NIZZA e altri racconti
di Irène Némirovsky, Adelphi edizioni, Milano, 2025


DAL TESTO
Thérèse Dallas si fermò un istante, guardò il proprio viso riflesso nello stretto specchio incastonato fra due vetrine, sospirò, attraversò rapidamente la strada. In quel mattino di settembre faceva caldo come in piena estate; il sole ardente scioglieva piano piano il trucco che copriva la pelle stanca. Sulle guance, dai lineamenti ancora definiti, ma appesantite, imbolsite dall’approssimarsi della quarantina, la cipria e il belletto formavano una superficie liscia e lattea come quella di una bella porcellana raffinata ma, intorno agli occhi, alla bocca dagli angoli profondamente scavati, comparivano le prime rughe.
“Quarant’anni domani…” pensò Thérèse.


SUL TESTO
Siamo a Parigi, all’inizio di settembre. Thérèse Dallas è una donna sulla quarantina, ancora bella ma senza ormai l’allure luminoso della prima giovinezza della cui perdita è dolorosamente consapevole. Una mattina incontra casualmente nella saletta di un piccolo bar-bistrot dove si è recata con l’intenzione di consumare un pasto veloce (il marito è fuori città per alcuni giorni) Raymond Cazeneuve, un conoscente che non vedeva da una ventina d’anni e che è di passaggio a Parigi. Thérèse e suo marito avevano frequentato Raymond per qualche tempo, prima che questi decidesse di lasciare Parigi per il Sudamerica. Thérèse rimane turbata dall’incontro perché ai tempi della loro frequentazione, pur amando il marito, era stata molto attratta da quell’uomo enigmatico e riservato, nei cui confronti aveva attuato un sottile, quasi fanciullesco gioco di seduzione, fiduciosa nella propria avvenenza e forte della propria trionfante giovinezza. Lui l’aveva mai amata? Thérèse se lo era chiesto spesso. Da parte di Raymond non c’era mai stato qualcosa di definito, eppure quegli sguardi, quei lievi gesti, quelle parole appena accennate e vagamente allusive….
Raymond appare ora un po’ imbolsito, invecchiato, non è più il giovane attraente di un tempo. Tuttavia, quando invita Thérèse a pranzo in un ristorante sul lago, fuori città, la donna accetta con trepidazione. Dentro di sé desidera esercitare su di lui quell’attrazione che è convinta di aver suscitato un tempo, vuole leggere negli occhi dell’uomo il fuoco di una passione la cui possibile esistenza l’ha ossessionata a lungo.
Seduti al tavolo l’uno di fronte all’altra Raymond e Thérèse scambiano durante il pasto impersonali commenti sulla bontà del cibo e sull’incanto del luogo. Intanto si scrutano con rapidi sguardi, diventando man mano consapevoli degli anni passati dall’ ultimo incontro e del cambiamento avvenuto in entrambi. Mentre consumano un pranzo raffinato, tra una piramide di gamberi di acqua dolce e un trionfo di fragole alla panna, vedono consumarsi anche ogni illusione.
Il racconto è una delle tante perle contenute nella raccolta Il carnevale di Nizza, edito da Adelphi, che include 17 racconti scritti tra il 1921 e il 1937.
E’ sorprendente l’abilità con cui l’autrice conduce la narrazione. Non sapremo mai con sicurezza se Raymond abbia mai amato o no Thérèse, è tutto giocato sul detto e non detto, possiamo solo intravedere alcuni sprazzi rivelatori in certi sguardi dell’uomo, in certe pieghe che assumono le sue labbra, nel movimento delle sue mani. E, come Thérèse, rimaniamo come indispettiti da questa incertezza.
Il linguaggio gioca su una gamma di diverse sfumature e connotazioni. Assume un tono neutro, formalmente cortese nel dialogo tra i due al ristorante, come a voler rimarcare la distanza che ormai separa i due protagonisti, la frattura tra la realtà del presente e la magia del passato. Le parole diventano taglienti e affilate per mettere in risalto alcuni tratti della fisionomia di Raymond, trasmettendo l’impressione di un uomo che, al di là della galanteria e dei modi impeccabili, potrebbe essere capace anche di ferire : “labbra sottili e assetate”, “asciutto volto bearnese con le tempie scavate e lo sguardo beffardo e cupo”, “denti corti e bianchi che parevano trovare gusto a mordere e stritolare”. Altrove le parole acquistano una suggestione fortemente poetica e appassionata, soprattutto quando mettono in luce gli stati d’animo di Thérèse: l’esaltazione nata dal ricordo di una magica notte d’estate, il desiderio misto a illusione per ciò che potrebbe ancora accadere, l’amara consapevolezza di ciò che invece è svanito per sempre.
A far da cornice al racconto è una natura settembrina che muta dalla calda e vibrante luce del mattino ancora estivo al grigio e melanconico pallore pomeridiano dell’autunno, la stagione che metaforicamente sta per entrare nella vita di Thérèse e di Raymond.


L’AUTRICE
IrèneNémirovsky (1903-1942) è stata una scrittrice francese di origine ebraica, deportata ad Auschwitz dove morì dopo poche settimane dall’internamento. E’ considerata una delle maggiori autrici della letteratura ebraica e francese del secolo scorso per la profondità delle sue opere e per la capacità di indagare l’animo umano. Ottenne un primo successo con il romanzo David Golder nel 1929, e in seguito scrisse numerosi altri romanzi e racconti. La sua produzione letteraria, nonostante il favore incontrato, fu esclusa dall’editoria durante l’occupazione nazista. Il manoscritto del romanzo Suite francese, rimasto incompiuto a causa della sua deportazione nel campo di concentramento, fu trovato dalle figlie e pubblicato postumo, contribuendo a far conoscere la scrittrice a un pubblico vasto di lettori e a farne apprezzare il talento.

(foto di: Luigia Sorrentino)