VEDOVE DI CAMUS

ROMANZO
di Elena Rui, L’Orma editore, Roma, 2025
LA STORIA
Camus muore prematuramente ai primi di gennaio del 1960 in un incidente automobilistico lungo una strada della Borgogna. Era seduto sul sedile del passeggero, al posto di guida vi era Michel Gallimard, il suo editore. Rientrava a Parigi dopo alcuni giorni trascorsi assieme alla famiglia nella sua casa di Lourmarin, in Provenza. Ma mentre la moglie e i figli avrebbero viaggiato in treno, lui aveva deciso all’ultimo momento di accettare l’invito di Gallimard di salire sulla sua potente Facel Vega. Il caso, o il destino, decretò così la fine di uno scrittore che tre anni prima era stato insignito del premio Nobel per la letteratura.
Camus lasciava nel più profondo sconforto non solo la moglie Francine, la vedova legittima, ma anche altre tre donne con cui aveva instaurato una relazione appassionata: Catherine Sellers, Maria Casarés, entrambe grandi attrici di teatro, e Mette, una giovane pittrice. Senza contare tante altre che avevano subito il fascino dello scrittore, come la sua segretaria Suzanne, anche senza diventarne amanti.
Le pagine di quest’opera che si potrebbe definire un saggio con elementi del romanzo, poiché la narrazione, puntuale nei riferimenti storici, è permeata dai sentimenti, dai pensieri e dagli stati d’animo attribuiti alle protagoniste, ci presentano i ritratti femminili di quattro donne diverse l’una dall’altra per indole e status che hanno però un tratto in comune: pur se ognuna di loro è consapevole che non avrà mai lo scrittore solo per sé, non riescono comunque ad accettare di non far parte della sua esistenza.
DAL TESTO
Sua madre e sua sorella Suzy le chiedevano continuamente come potesse sopportare le sue infedeltà, gliele ricordavano, le additavano, le sottolineavano, ma non capivano che l’equilibrio su cui si fondava la loro coppia stava là: nella tenerezza suscitata dall’ineguatezza dell’altro, un sentimento che aveva qualcosa della misericordia. Albert non era a suo agio nella promiscuità della vita familiare, con il rumore, le continue interruzioni dei bambini…eppure nel quotidiano mostrava un senso pratico che a lei mancava. Francine provava un’esitazione costante, patologica nelle scelte della vita domestica, ma non riusciva a inventarsi fuori di casa; per compensazione, quindi, si faceva carico di un compito per lui impossibile: esserci. Le loro insufficienze erano complementari
[…]
Fra qualche ora Camus sarà a Parigi. Potrebbe capitarle di incrociarlo per caso. Potrebbe anche provocarlo, in fondo, il caso…ma rischierebbe di infastidire Albert. Bisogna che chiunque la incontri possa riferirgli che era curata, elegante, desiderabile. Perché solo domani? Perché non subito? Che abbia previsto di cenare con Maria o di passare da Mette questa sera? Chi sarà la prima ad abbracciarlo? Sa di essere più giovane di Francine e più fresca di Maria, ma sente che Mette Ivers, ventisei anni e un visetto di porcellana, è una rivale più temibile: insieme si contendono il terreno scosceso e scivoloso della contingenza, del superfluo.
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Posa i pennelli, si pulisce sommariamente le mani e vola alla porta. Le piace essere interrotta, farsi trovare immersa in se stessa. Gli inizi sono stati tutta attesa, poi si è abituata, ha imparato. La certezza che Albert si rifarà vivo le assicura una concentrazione feconda. C’è stata dapprima l’incredulità per il corteggiamento, poi l’abbandono sensuale, più tardi la sorpresa per l’assiduità delle attenzioni, l’inevitabile attaccamento, il doloroso ridimensionamento dell’istinto di possesso, e infine questa nuova fase in cui la sofferenza è sparita e si sente appagata e serena.
[…]
Maria non ha perso né distrutto nulla: la prima busta affrancata da Albert è del giugno del 1944. La loro prima notte d’amore si era consumata mentre gli alleati sbarcavano in Normandia, il 6 giugno del 1944. Si erano ritrovati finalmente soli nel monolocale che Gide affittava a Camus, lontano dal chiasso della festa che avevano abbandonato zigzagando come due ubriachi, a bordo di un’unica bicicletta. Ridevano, tanto. E questa è una cosa che solo chi ha conosciuto bene Albert sa: a tratti ombroso, distaccato, ma divertente. Lo stesso giorno dello stesso mese di quattro anni dopo, il 6 giugno del 1948, tutto era rincominciato come se non si fossero mai lasciati. Da allora, solo la morte aveva interrotto la loro corrispondenza.
ALCUNE RIFLESSIONI
Elena Rui riesce a ricostruire, con rigore da saggista per quanto riguarda date e avvenimenti e con ispirazione e creatività da romanziera per ciò che concerne la sfera dei sentimenti e delle passioni, quattro ritratti femminili palpitanti di vita.
Chi sono le “vedove di Camus”? Quale tipo di amore le ha legate al grande scrittore, e come hanno vissuto il loro rapporto con lui?
Francine Faure, l’unica vedova legittima in quanto moglie di Camus, è una donna ripiegata sulla sua vita domestica e familiare, e trova nella cura della casa e della famiglia lo scopo della sua esistenza. Pur gelosa, in quanto è al corrente delle relazioni del marito con altre donne, ne accetta le infedeltà con una sorte di passività sottomessa e come fatto inevitabile, paga del suo ruolo di consorte che la pone su un piano superiore alle altre. Elabora il lutto per la morte di Camus occupandosi personalmente del manoscritto in bozza del suo ultimo libro, “Il primo uomo”, e questo la conforta in quanto ribadisce la sua posizione di unica moglie legittima.
Di tutt’altro carattere è Catherine Sellers , attrice di teatro. Passionale, possessiva, non riesce ad evitare scatti di gelosia che fanno infuriare Camus. Collabora con lo scrittore anche per la stesura dei manoscritti e per la loro rappresentazione sul palco, e ciò la lega ancora più morbosamente all’uomo, spingendola ad osservarlo, quasi a spiarlo, come se volesse valutarne i gesti ed ascoltarne il respiro. Vive il suo amore con Camus in una condizione di infelicità, come una relazione in cui lei dà molto più di quanto non riceva.
Maria Casarès , che Camus definisce “l’Unica”, è anche lei una grande attrice teatrale e condivide la sua arte con lo scrittore drammaturgo interpretando le sue opere sulla scena. La scopriamo nelle pagine appassionata, devota e comprensiva. A differenza di Catherine accetta il suo ruolo di amante condividendo alla fine il pensiero di Camus che “ non si è obbligati a scegliere tra tutto e niente, ci si può tenere a uguale distanza dal tutto e dal niente, mirare al 75 per cento…”.
E infine c’è Mette Ivers, la più giovane, la più fresca delle donne amate da Camus, una pittrice e modella danese che si innamora di lui con la spontanea adorazione propria della gioventù.
Quattro modi diversi dunque di relazionarsi con lo scrittore, quattro tipi di rapporto ognuno colorato da una diversa tonalità di sentimento. Camus ama e ha bisogno di tutte e quattro le sue donne, perché non può fare a meno della fidata e costante presenza di Francine, della passione morbosa di Catherine, dell’amore di Maria che è anche condivisione nel lavoro artistico e della venerazione adorante che Mette gli offre nell’esuberanza della sua giovinezza.
Leggendo questo bel libro che incuriosisce e emoziona si ha l’impressione che queste quattro donne costituiscano per Camus le quattro tessere di un unico mosaico femminile, quello che rappresenta la sua donna ideale.
L’AUTRICE
Elena Rui (1980) vive in Francia dove ha insegnato italiano a Tolosa e Parigi. Si è occupata come traduttrice di redazioni commerciali.
Nel 2021 ha pubblicato per Garzanti “La famiglia degli altri” e nel 2024 la raccolta di racconti
“Affetti non desiderati” per Arkadia.

