PIÙ GRANDE DEL CIELO
di Virginie Grimaldi, Edizioni e/o, Roma, 2025
LA STORIA
L’amore tra due persone può trarre origine da qualsiasi evento e può nascere in qualsiasi posto, anche nella sala d’aspetto di uno psicoterapeuta. Infatti è proprio qui che si incontrano i due protagonisti del romanzo, Elsa e Vincent. Elsa, divorziata con un figlio adolescente che preferisce vivere con il padre, lavora in un’agenzia di pompe funebri come consulente funeraria. Il lavoro le piace perché si sente utile nell’aiutare il prossimo a congedarsi dalla persona cara appena scomparsa. È brava nel saper mitigare il dolore di chi subisce un lutto elargendo dolcezza e attenzione, ma il suo dolore personale, la perdita del padre, quello Elsa non riesce proprio a gestirlo. La sua vita è sconvolta ed è per questa ragione che ha deciso di affidarsi al dottor Chaumet, uno psicoterapeuta.
Vincent è uno scrittore di successo, introverso, un po’ goffo e impacciato che riesce ad esprimere bene il suo io solo nei romanzi attraverso i vari personaggi in ciascuno dei quali riversa una parte di sé. Anche Vincent è divorziato, ha due bambine che adora e che vivono per lo più con la madre e, come Elsa, è traumatizzato da un evento luttuoso, la morte della ragazza amata in gioventù. Forse per questa ragione la sua vita privata è un totale disastro, non riesce a tenere in piedi una relazione in maniera durevole, gli manca sempre la terra sotto ai piedi. Su consiglio della sua editor decide di intraprendere un percorso di psicoterapia. Così le vite di Elsa e di Vincent, due perfetti sconosciuti, per una strana coincidenza vengono a intersecarsi nella sala d’attesa del dottor Chaumet. I loro incontri sono frutto del puro caso, poiché nessuno dei due è capace di rispettare l’orario del proprio appuntamento, essendo Elsa costantemente in ritardo e Vincent sempre in anticipo. Questo fortuito trovarsi dà origine a un rapporto che all’inizio è decisamente poco amichevole: Elsa, quasi per un istinto di difesa, esibisce un atteggiamento un po’ acido e aggressivo, Vincent rintuzza con un’ironia pacata ma che la esaspera.
Non ci potrebbe essere un inizio peggiore, ma le cose sono destinate a cambiare…
DAL TESTO
Il campanello la fece sobbalzare, si irrigidì.
Entrò Vincent, la salutò educatamente e andò a mettersi sulla sedia più lontana dalla sua.
Elsa guardò l’ora sul telefono. Non c’era dubbio, era l’ora del suo appuntamento, sarebbe dovuta entrare già da dieci minuti. Cosa ci faceva quell’uomo? Non avrebbe dovuto incontrare nessuno, si aspettava un minimo di discrezione da un luogo del genere. Se avesse voluto far sapere a tutti che aveva bisogno di uno psicoterapeuta sarebbe andata in giro con una scatola di antidepressivi in pugno, ma non era ancora a quel punto. E poi, con quelle scarpe da ginnastica alte e la felpa col cappuccio, le faceva venire caldo. Si sentiva osservata, la presenza di quel tizio la rendeva nervosa.
[…]
Capisce, dottore, buttava tutto in barzelletta e il suo campo di gioco era la vita. Il suo ultimo scherzo è stato di andarsene a sessantanove anni, e non è stato il più divertente.
Ho preso molte cose da lui. Le dita dei piedi con la base saldata, tipo dita siamesi. L’ho scoperto da poco, sotto il lenzuolo bianco. Il suo modo di camminare ad ampie falcate, quasi a salti. E il suo naso, Dio quanto ho odiato quel naso, ho pensato pure di farmelo rifare. Ora non ci penso più. Come lui, parlo con la bocca piena per non dimenticare quello che sto per dire e sobbalzo ogni volta che incontro mio figlio per casa. Papà mi ha regalato l’amore per i cani, il mondo e gli alberi fioriti, e anche l’incapacità di gestire la posta in tempi ragionevoli. Come lui, concludo le telefonate con un “Baci, ciao!”. Mi ha trasmesso il suo pudore, qualche sua nevrosi e decisamente troppa onestà, ma di recente ho capito una cosa: l’eredità più bella è il suo senso dell’umorismo. E’ ciò che ci ha unito fino alla fine, e anche la cosa che oggi mi manca di più. Ho preso l’umorismo da mio padre, e senza di lui non so se riuscirò ancora a ridere.
[…]
“Lei cosa fa nella vita?”.
Vincent fu colto di sorpresa.Non aveva nessuna voglia di mettersi a parlare del proprio mestiere. Tirò fuori la sua solita risposta in quel genere di situazioni.
“Lavoro nell’editoria. E lei?”.
“Nelle pompe funebri”.
“Sta scherzando!”.
Era la reazione consueta quando citava il suo lavoro, e non le dispiaceva affatto.
Vincent la scrutò con attenzione.
“Non l’avrei mai detto”.
“Riservo il cappuccio nero e la falce per le grandi occasioni”.
Lui rise di cuore. Quella donna aveva ragione, era completamente cretino. Ogni tanto gli uscivano frasi che avevano il solo scopo di riempire il silenzio.
[…]
Ieri le bambine sono tornate dalla madre, che la sera mi ha mandato un messaggio. Evidentemente riteneva indispensabile farmi sapere cosa pensasse dello zucchero che avevano ingurgitato e delle ore a cui le avevo messe a dormire. Insomma, mi ha parlato di tutto tranne che dell’essenziale. Sono affascinato dal modo in cui si può disprezzare una persona che si era sicuri di amare per l’eternità. Pensavo di conoscere tutte le sfaccettature di Anais, ma da quando ci siamo lasciati ne ho scoperta qualcun’altra.
Temo di essere io a rendere le mie donne così.
Trasformo l’amore in odio, passo da oggetto d’amore al loro più grande rimpianto.
…
Se voglio smettere di far fallire tutti i miei rapporti bisogna che affronti la realtà. Sì, dottore, arrivo al nodo, ma ho ancora bisogno di divagare un po’.
ALCUNE RIFLESSIONI
La vicenda si snoda sul filo delle tre voci narranti, quella di Elsa, quella di Vincent e quella esterna e impersonale dell’autrice. I due protagonisti del romanzo si alternano in prima persona nei capitoli, una volta è Elsa che parla con il dottor Chaumet, una volta è Vincent. Nei loro colloqui/monologhi (il dottor Chaumet è quasi sempre un muto ascoltatore) svelano le ansie, le paure, le tristezze che rendono difficili e opache la loro esistenza, risalendo piano piano a episodi lontani che hanno determinato il loro attuale malessere. Scopriamo così gradualmente i due personaggi e li amiamo per le loro fragilità, per come danno voce alla loro personale inquietudine in una maniera mai vittimistica o rassegnata ma aperta a un cambiamento. Da questo approccio intimistico e personale dei due protagonisti si passa a quello con cui l’autrice si inserisce come voce narrante esterna via via nei capitoli fornendo elementi importanti per la comprensione degli eventi e dei personaggi e spingendo la storia verso la sua conclusione. In questo modo possiamo vedere Elsa e Vincent interagire tra di loro in varie situazioni sfidandosi spesso in schermaglie di brillante causticità dove l’ironia si fa deliziosamente pungente e contribuisce a rendere lieve e estremamente piacevole questo romanzo.
L’AUTRICE
Virginie Grimaldi (1977) è una scrittrice francese autrice di romanzi che hanno avuto grande successo per trama e personaggi delineati con poetica sensibilità e sono stati tradotti in svariate lingue. Tra le sue opere: Una vita bella (Edizioni e/o, 2023), È ora di riaccendere le stelle (Rizzoli, 2024), Quel che resta (Edizioni e/o, 2024), Le ore fragili (Edizioni e/o, 2025).

