FIRMINO 

                                                                 (romanzo)

di Sam Savage, Einaudi editore, 2008, Torino


LA STORIA

In un oscuro scantinato sotto una libreria, la Pembroke Books di Boston, mamma ratto dà alla luce una nidiata di topolini, tra cui il protagonista del racconto, Firmino. Firmino è più debole di costituzione rispetto ai suoi fratelli e sorelle, e viene sospinto sempre indietro all’ora della poppata. Affamato, si volge allora a rosicchiare le pagine dei libri che trova in abbondanza sugli scaffali dello scantinato. Mangiando una pagina qui e una pagina là, si accorge che ogni libro ha un sapore diverso, ora dolce, ora amaro, ora salato, ora aspro. Il sapore delle stesse frasi poi e  anche delle singole parole che compongono le pagine  suscitano nella sua mente immagini affascinanti di cose a lui sconosciute, come grattacieli, fiumi, montagne, deserti, cannibali, alberi fioriti, mani che accarezzano. Firmino viene sopraffatto da tale abbondanza di rappresentazioni e sente crescere in sé il desiderio di conoscere sempre di più il mondo fuori del suo scantinato. Ma il mondo che trova nelle strade e nelle piazze  quando si avventura fuori della libreria gli appare ostile e pericoloso così il suo rifugio prediletto è tra i libri che ora diventano non più cibo per il corpo ma nutrimento per lo spirito. Legge voracemente romanzi, trattati di varia natura, saggi, poesie, intrecciando storie, impersonificandosi con i personaggi, volando con la mente ai quattro capi del mondo. Diventa col tempo un esperto in ogni campo, letteratura, ingegneria, idraulica, filosofia, musica. La lettura e il cinema (quando esce dallo scantinato è per andare al Rialto Theater dove proiettano film con Fred Astaire e Ginger Rogers) sono le sue grandi passioni.

Firmino è ingenuamente attratto dal genere umano, il cui primo esemplare con cui viene in contatto è Norman Shine, il proprietario della libreria, ma il suo desiderio di piacere e di ricevere amore naufraga miseramente. Solo verso la fine della sua vita,  breve ma metaforicamente avventurosa, proverà la gioia dell’essere accettato ed amato.


DAL TESTO

All’inizio mangiavo lasciandomi guidare solo e soltanto dal gusto, rosicchiando e masticando dimentico.  Ma ben presto cominciai a leggere, qua e là, lungo i bordi dei miei pasti e, con il passare del tempo, quanto più leggevo tanto meno masticavo finché, in ultimo, presi a dedicare quasi tutte le ore di veglia alla lettura, masticando solo nei ritagli di tempo. Oh, come mi rammaricai allora di tutti quei buchi spaventosi! In alcuni casi, quando non c’erano altre copie disponibili, dovetti attendere anni per colmare le lacune. Non ne vado fiero.

[…]

Talvolta, quando faccio un salto da Norman per una tazza di caffè, indosso un cardigan marrone chiaro e dei mocassini con le nappe. Appoggio la schiena contro la spalliera della sedia, sollevo i piedi sulla scrivania , e insieme chiacchieriamo di libri, donne e baseball. Accanto a quell’immagine ho messo l’espressione GRAN CONVERSATORE. Altre volte ancora, continuando ad assomigliare molto ad Astaire – ma un Astaire dissoluto, stanco della vita, con una Lucky Strike che gli penzola dalle labbra, alla maniera francese – , martello con impeto disperato sui tasti di una vecchia Remington. Adoro il rumore del carrello, quando strappo via una pagina e, come una furia, infilo la successiva. Potrei andare avanti all’infinito, dirvi di come qualcuno bussi alla porta, di come entri timida Ginger, portando un panino al formaggio che ha preparato per me, dello sguardo nei suoi occhi. Potrei anche dirvi cosa c’è scritto nelle pagine che si accumulano in una pila accanto alla macchina per scrivere.

[…]

Ma, come ho già detto, so essere davvero determinato quando desidero con tutto me stesso qualcosa, così non abbandonai per nulla l’idea  di dialogare con gli umani. Avevo rinunciato al progetto di procurarmi una macchina per scrivere da appena un paio di settimane, quando sotto il cartello LINGUAGGI scoprii un opuscolo giallo intitolato Dillo senza emettere suoni. Immaginario, dove trovai decine d’immagini dei segni utilizzati dai sordomuti per parlare. All’inizio, quando m’imbattei in quel libro, ebbi la certezza di aver finalmente trovato quel che cercavo.


ALCUNE RIFLESSIONI

Inutile nasconderlo, quando sentiamo la parola “ratto” o “topo” avvertiamo una sensazione più o meno forte di disgusto raffigurandoci un esserino scuro, peloso, con una lunga coda,  zampette corte e denti aguzzi. Ebbene, Firmino assomiglia proprio al nostro immaginario

 di topo, solo che, ben lungi dal farci ribrezzo, ci colpisce dritto al cuore e non possiamo fare a meno di amarlo all’istante. Sì, perché il nostro eroe, che condivide solo l’aspetto con gli altri suoi simili della razza topesca, potrebbe essere uno di noi. E’ una metafora dell’uomo, in particolar modo dell’uomo appassionato lettore, per la sua sete di conoscere, di varcare nuovi orizzonti, di fare nuove scoperte. E’ profondamente umano per la curiosità che lo anima, per la fantasia stimolata e nutrita dalle letture che lo fanno uscire dai limiti angusti del suo scantinato. Firmino collega frammenti di storie, si slancia con impeto fantastico intessendo nuovi, originali racconti, spazia da Proust a Joyce, da Stevenson a Marlow, da Flaubert a Baudelaire, calandosi nei panni degli autori che legge e immaginando di volta in volta di essere uno di loro.  A conferire soprattutto umanità al protagonista di questo bel romanzo è la sua sensibilità, il desiderio di approcciarsi agli esseri umani, di condividere con loro il proprio mondo interiore, e poi l’amarezza della speranza delusa e

la consolazione quando incontra finalmente l’amore e l’accettazione.

Con una prosa esatta e circonstanziata, brillante e ironica, capace anche di suscitare tenerezza e commozione, partecipiamo alle vicessitudini di un topo che cela dentro di sé un cuore così simile al nostro.


L’AUTORE

Samuel Savage (1940-2019) è uno scrittore statunitense noto soprattutto per Firmin (Firmino  nell’edizione italiana di Einaudi),  il suo primo romanzo  che fu pubblicato nel 2006 dalla Coffee House Press, una piccola casa editrice americana che stampò all’inizio solo un migliaio di copie. L’opera si rivelò un vero e proprio caso letterario ed ottenne uno straordinario successo.

In seguito Sam Savage ha pubblicato sempre per Einaudi  Il Lamento del Bradipo (2009), Glass (2011), The Way of the Dog (2013) It Will  End with Us (2014).