LA GATTA

Colette, L’Orma editore, Roma, 2025


DAL TESTO

Quando Alain si svegliò, il sole alto passava radente alla finestra. Un grappolo giallo di citiso pendeva traslucido sulla testa di Saha, una Saha diurna, innocente e azzurrina, tutta intenta alla sua toeletta.

“Saha!”

“Me-rrein!” rispose la gatta sonoramente.

“E’ colpa mia se hai fame? Potevi chiedere il latte giù se non volevi aspettare.”

Al sentire la voce del suo amico Saha si addolcì, ripetè lo stesso verso un po’ meno forte, mostrando una bocca sanguigna piena di canini bianchi. Sotto quello sguardo carico di un amore leale ed esclusivo, Alain si inquietò: “ Dio mio, questa gatta… Che fare di questa gatta… Avevo dimenticato che mi sposo… e che devo andare ad abitare da Patrick...”


SUL TESTO

Alain Amparat, giovane alto-borghese e benestante anche se la sua famiglia ha visto tempi migliori,  è in procinto di sposare Camille Malmert, il cui padre ha fatto una fortuna con le lavatrici. Alain e Camille hanno tutto dalla loro per iniziare assieme una vita felice: gioventù, bellezza (lui con i suoi adorabili capelli biondi, lei così bruna ed elegante), soldi a sufficienza e una casa signorile con un grande giardino pieno di piante e di fiori (quella di lui, dove sono in atto dei lavori per accogliere al meglio la futura coppia). Senonché c’è un terzo incomodo: Saha, una gatta certosina dal setoso pelo scuro che Alain ha preso da piccola e che ama tantissimo, ancora più di Camille, forse ancora più di se stesso. Saha non è solo la padrona della magione e del giardino, dove le piace aggirarsi furtiva inebriata dagli effluvi della terra e dei fiori, per poi ricomparire subitanea in un baluginio del suo pelo scuro e folto ad un richiamo di Alain, ma è anche padrona del cuore del giovane, con grande smacco della bella Camille. Le cose si complicano quando, una settimana dopo le nozze, Alain decide di portare con sé la gatta nell’appartamentino dove provvisoriamente è andato ad abitare  con la moglie in attesa che siano finiti i lavori nella sua villa. Saha infatti appare deperita per la lontananza del suo amato e Alain è preoccupatissimo per la sua salute. Il triangolo Alain-Saha-Camille si rivela però un’autentica bomba ad orologeria, e Camille sarà portata dall’odio verso la rivale ad un gesto estremo.

Ma si sa……i gatti, e soprattutto le gatte, hanno nove vite………

Saha è la protagonista assoluta della storia, anche quando non se ne fa espressa menzione nelle pagine, perché, come i felini suoi simili, si acquatta, si nasconde, per poi ricomparire all’improvviso e prendersi la scena. Alain la chiama “mio piccolo puma, gatta adorata, creatura delle cime”. Non ha certo simili espressioni di affetto né si sbilancia con alate metafore nei confronti di Camille. Alain ama l’odore della gatta, che profuma “di menta, di geranio e di bosso” mentre non sembra particolarmente attratto dal “potente odore di bruna” della moglie, “tutto un bouquet di odori forti e persistenti che rimanevano a lungo attaccati ai palmi delle mani”. In realtà Alain non ama Camille, ma ne è invaghito come fosse un dipinto, una forma statica che lui osserva con occhi scrutatori e giudicanti, l’ammira per i lineamenti graziosi e l’eleganza della figura ed è innamorato soprattutto del ricordo di alcuni momenti particolarmente felici passati assieme. Troppo poco per l’esuberante, giovane moglie che desidera e pretende l’amore incondizionato del marito e vede nella gatta l’odiata rivale.  Tutta la tenerezza dell’uomo però e il suo trasporto che potremmo definire amoroso sono per Saha: è a lei che apre il suo cuore, è con lei che si sente in perfetta comunione, come appare evidente nelle ultime righe del romanzo dove gatta e padrone appaiono in completa simbiosi.

La storia scorre con grazia ed eleganza, a volte è tenera a volte crudele, imprevedibile e seducente proprio come il carattere di Saha.


L’AUTRICE

Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette, (1873-1954) è considerata una delle più importanti autrici francesi. Dal talento multiforme, è stata anche redattrice, giornalista, sceneggiatrice e critica cinematografica, nonché  attrice teatrale. Anticonformista ed emancipata, ha vissuto appieno da protagonista la Belle Epoque suscitando spesso scandalo per i suoi atteggiamenti sp

regiudicati.  E’ stata una scrittrice prolifica producendo nella sua lunga carriera circa un’ottantina di volumi tra romanzi, racconti, opere per il teatro, memorie.

Tra i suoi romanzi più noti La Vagabonda (1910), Chéri (1920), La gatta (1933), Gigi (1944), oltre ai quattro che formano il ciclo di Claudine, pubblicati all’inizio del ‘900.