DI COSA SIAMO CAPACI

di Sebastiano Mondadori, La nave di Teseo editore, Milano, 2025


LA STORIA
Adele è una tipica figlia della rivoluzione sessantottina, audace, determinata, impositiva e decisa a prendersi dalla vita sempre due di tutto. Insieme a un gruppo etereogeneo di ragazzi vive un’esperienza estiva in quella che si potrebbe definire una comune in un casolare della campagna toscana, tutti ospiti della giovane padrona di casa. Gli ideali politici di sinistra, il credo pacifista e l’amore inteso come espressione di totale libertà scandiscono le giornate della vacanza in una natura assolata e come fuori dal tempo. Adele è al centro di un triangolo amoroso, si divide tra Bebo e Rudi e lei, naturalmente , li vuole tutti e due, al di là della scelta di chi poi vorrà sposare. Gli anni passano, Adele diventa un’insegnante di grande carisma che affascina gli allievi, e si lascia coinvolgere dalla politica. Le fa da contrappunto la figlia Nina, che pur assomigliandole nella bellezza e nel desiderio di vivere fino in fondo le esperienze, è sostanzialmente diversa da lei. Nina è più fragile, più incerta, incarna gli anni in cui l’abbuffata sessantottina si sgonfia e gli ideali rivoluzionari crollano , o meglio, mutano e si adattano a un nuovo conformismo.


DAL TESTO
Dalla corte della cascina padronale Adele percorre il vialetto lastricato di pietre che taglia il rettangolo isoscele del ghiaino di fronte ai quattro casali che si susseguono uno dietro l’altro in un disordine di simmetrie. Si perde per quasi un minuto dietro le baracche di legno del pollaio. Riappare alla fine del recinto, ancora più nuda tra i campi multicolori, ricoperti di tende da campeggio e panni stesi sui fili tra gli alberi: supera con indifferenza qualsiasi ostacolo trovi per terra – anche la coppia di ragazzi nudi che dormono abbracciati. Gira dopo le tende giallo-viola dei seguaci di don Manolo – ma tutti lo pronunciano Dommanolo e dicono “Ce ne vorrebbero di più di preti così” – a un centinaio di metri dal Grande Falò che di qui a domenica prossima si leverà in cielo come simbolo di fratellanza universale.

[…]

“Prima della mezzanotte voglio che diventiamo veri amici. Come un patto di sangue, ma diverso. Dobbiamo inventarci un patto tutto nostro” sta già seminando scompiglio tra Rudi e Bebo. Si sono alzati in piedi accanto a lei: chissà se nella vita saranno più innamorati di adesso, in questo preciso istante.
E’ già passato, quando Adele sta mettendo in pratica la sua invenzione. Mentre bacia Rudi, Bebo ha negli occhi il promontorio di Portofino rischiarato dalle prime luci dell’alba. Quando tocca a Bebo, Rudi vorrebbe diventare cieco. Ma queste sono immagini retrospettive, che diranno a distanza di tempo per sviare la gelosia intorno all quale si sta stringendo la loro tacita alleanza.

[…]

Stavolta è Rodolfo che ricorda a dirotto: “ In realtà passavamo le giornate in una specie di bistrot dietro piazza Venceslao. Fumavamo una sigaretta dietro l’altra, cominciavamo dal caffè, poi arrivava l’ora del vino. Ricordo infinite discussioni. Parlavamo senza sosta, tanto di politica ma soprattutto di progetti sul futuro – Adele voleva fare la rivoluzionaria oppure la missionaria ma diceva che il suo vero talento era quello di ladra, Bernardo aveva già in mente la scenografia, io sognavo di fare il cantautore: mi viene da ridere, però qualche canzone decente l’ho scritta – almeno dell’estate del Grande Bivacco ti avranno parlato? E poi discutevamo di scelte morali e di povertà, facevamo le classifiche dei nostri poeti preferiti e litigavamo, ci infervoravamo per i libri, per un’arte libera dai pregiudizi”.


ALCUNE RIFLESSIONI
Il romanzo rende perfettamente palpabile l’atmosfera degli anni sessanta, e coglie appieno il clima di quell’epoca nel desiderio dei giovani di affrancarsi dai vecchi schemi e nella loro spavalda certezza di poter costruire un mondo migliore, senza disuguaglianze e senza guerre. Adele, Bebo, Rudi e gli altri personaggi che popolano quella rovente estate sessantottina nel casolare toscano prendono la vita a morsi, vogliosi di gustare le esperienze offerte dalla vita senza preconcetti o limiti.
La sequenza cronologica narrativa è scandita dalle date che sono nel titolo di ciascuna delle sette sezioni del romanzo. È un filo di Arianna che aiuta il lettore a collocare gli eventi, che peraltro non sembrano seguire le leggi del tempo ma corrono sul filo della nostalgia, del ricordo, dell’emozione. A volte i capitoli, se così si possono chiamare, delle singole sezioni sono brevissimi, di una sola pagina, e piuttosto che narrazioni si rivelano essere delle istantanee, delle fotografie di uno stato d’animo, di un processo mentale.
La prosa è ricca, esuberante di parole, densa di riferimenti al passato e di squarci aperti sul futuro, in un altalenarsi di flashback e flashforward che rompono l’ordine cronologico lineare della storia. Molte pagine del romanzo meritano di essere rilette con particolare riflessione per cogliere appieno tutti i significati e le sfumature delle emozioni che si nascondono nelle pieghe delle frasi e delle parole.


L’AUTORE
Sebastiano Mondadori (1970), pronipote di Arnoldo e nipote di Alberto Mondadori, vive a Lucca dove dirige la scuola di scrittura creativa Barnabooth da lui fondata.

E’ autore di numerose opere tra cui i romanzi Gli anni incompiuti (2001), Sarai così bellissima (2002), Come Lara e Talita (2003), pubblicati con Marsilio editore.

Per Il Saggiatore ha pubblicato La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli (2005), e con Trasciatti editore L’importanza delle pulizie (2008).

La nave di Teseo ha edito il suo saggio Verità di famiglia riscrivendo la storia di Alberto Mondadori (2022) che ha vinto numerosi premi.